La Costruzione dei Pupazzi 2018-12-28T18:23:17+00:00

La Costruzione dei Pupazzi

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“Impostammo un primo film sperimentale e cominciammo a costruire i pupazzi e le scene: scheletri snodati imbottiti di gommapiuma, teste di legno scolpito, vestiti in panno, parrucche di filo o lana. Tutto ciò che non si trovava nei negozi di giocattoli veniva costruito con pazienza usando i materiali più disparati. Mi improvvisai pertanto scultore, sarto, scenografo ed anche meccanico (e qui feci buon uso dell’esperienza passata…!). Costruii marchingegni per sostenere e muovere i pupazzi, carrelli e rotaie per muovere la macchina da presa (recuperata dai magazzini del muto…). Scoprii l’uso dei magneti permanenti che mi permettevano di muovere bocche, occhi, sopracciglia, in modo da dare espressioni credibili ai miei attori.”

Gli spot di Pupilandia sono frutto di un appassionato lavoro artigianale. A quei tempi la tecnica di animazione del passo uno per realizzare film con i pupazzi era ancora molto rudimentale, tra gli artisti che avevano iniziato a sperimentarla possiamo citare il boemo Jiří Trnka e l’olandese Joop Geesink, attivi all’incirca negli stessi anni di Osvaldo Cavandoli. Non esistevano manuali da leggere o corsi da seguire per imparare ed i pochissimi maestri di quest’arte costudivano gelosamente i loro segreti. Per questo motivo Osvaldo impara il mestiere da solo, sul campo, elaborando soluzioni geniali ai problemi che si pongono di volta in volta.

Ugo Moroni cura la fotografia, ma è Cavandoli che scrive il soggetto e la sceneggiatura, che si occupa della regia, che crea a mano i pupazzi, i costumi in miniatura, le scenografie e gran parte degli oggetti di scena. Non solo: inventa anche complessi macchinari per realizzare effetti animati particolari. Con la tecnica del passo uno, il pupazzo viene fotografato molte volte con cambi di posizione minimi di modo che, una volta fatte scorrere velocemente queste immagini, l’effetto che si viene a creare è quello di un movimento fluido. Tuttavia, per rendere efficacemente movimenti particolari sono necessari meccanismi speciali creati ad hoc. Ad esempio, per riprodurre con naturalezza i movimenti del cavallo del film Il conquistatore, Osvaldo collega le quattro zampe dell’animale ad un meccanismo che consente di modificarne l’ossatura in fil di ferro interna cosicché, una volta montata la pellicola, il passo risulta incredibilmente realistico. Allo stesso modo la macchina del lupo cattivo de Il nuovo Cappuccetto Rosso (di cui peraltro esistono due versioni identiche in scala differente, da usare a seconda della diversa inquadratura, più o meno ravvicinata) è dotata di una vite nascosta che, se girata, modifica la forma della carrozzeria di ottone. Così facendo, fotografando la macchina con la carrozzeria alternatamente deformata o rilasciata, l’automobile nel filmato sembra sussultare come se fosse scossa da uno scoppiettante motore interno.

È interessante notare come molte delle tecniche inventate da Cavandoli per risolvere problemi specifici verranno poi applicate anche dai grandi studi di oltreoceano. È il caso delle bocche magnetiche che il cartoonist alternava sulle facce dei suoi personaggi in modo da donare loro espressioni realistiche e movimenti labiali articolati. Lo stesso sistema sarà impiegato, ad esempio, da Tim Burton nel suo Nightmare Before Christmass.