I Serial 2018-12-28T18:29:07+00:00

I Serial

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Racconta Cavandoli che, quando un telespettatore guardava un episodio de La Linea per la prima volta, inizialmente non capiva di cosa si trattasse. Davanti a quella riga bianca orizzontale sullo schermo grigio pensava che il televisore si fosse rotto, si alzava e cominciava a battere sull’apparecchio. Poi Mr. Linea prendeva vita e cominciava la sua avventura lunga 1,45 minuti, catalizzando immediatamente l’attenzione.

Cavandoli raccoglie i 35 caroselli disegnati per Lagostina, taglia i codini pubblicitari e dà vita così ai primi episodi di un cartone animato vero e proprio: uno di questi vince il primo premio presso il prestigioso Festival di Annecy. Sull’onda di questo successo, dopo 1977, anno della chiusura di Carosello, Cavandoli inizia a lavorare nell’agenzia di disegnatori Quipos e realizza due serie: la serie 100, che conta 56 episodi, e la serie 200, che ne conta 25. Sono anni di grande creatività anche se, a causa del rifiuto della Rai di trasmettere il cartone sulle reti nazionali a causa di problemi di copyright, Osvaldo fatica a trovare un produttore. Gli investimenti per la produzione arrivano per la maggior parte da investitori tedeschi e francesi, motivo per cui La Linea è ad oggi ancora così popolare in questi paesi. Si devono aggiungere poi due serial degli anni 2000 (con episodi, però, di durata inferiore): Mr. Linea on Movies, prodotta dalla Universal Studios, e La Linea History.

La struttura degli episodi della Linea è sempre costante. Lo sketch inizia con una schermata vuota su cui la mano di Cavandoli (ripresa dal vero) traccia una retta orizzontale. Da questo segno prende vita il protagonista del cartone: un omino buffo ed irriverente, il cui unico tratto distintivo è un grosso naso. Questo personaggio ha cambiato più volte nome nel corso degli anni: Cavandoli lo chiamava Mr. Mark sui primi story-board, mentre la ditta Lagostina cerca di ribattezzarlo Agostino, per legarlo ancora più strettamente al suo brand. Oggi è conosciuto come mr. Linea, l’Omino della Linea o, semplicemente, La Linea. Dopo avere preso forma, il personaggio comincia a camminare, senza staccarsi mai da quel tratto di matita che è parte integrante del suo corpo. Sulla sua strada incontra vari ostacoli: in alcuni punti la linea è interrotta e lui non può proseguire, in altri un ondeggiamento nell’andamento della retta segnala che il suolo in quel punto finisce e inizia l’acqua. L’omino, scocciato, comincia a urlare e gesticolare in direzione di un’entità fuori campo. Premurosa, la mano demiurgica di Cavandoli torna in scena per disegnare il pezzo di linea mancante, o uno strumento per aggirare l’ostacolo. Ma spesso il nostro eroe deve vedersela anche con altri personaggi: animali, donne seducenti, mostri e vampiri. E spesso, alla fine della puntata, il nostro sfortunato amico salta in aria (nella migliore tradizione dei cartoni animati di quegli anni), si scioglie, si sbriciola o comunque scompare, tornando ad essere parte integrante della linea da cui era nato.

A rendere le disavventure del povero mr. Linea così divertenti contribuiscono le musiche di Corrado Tringali del mitico Franco Godi, arrangiatore e compositore che si è meritato il soprannome di mr. Jingle per avere creato centinaia dei motivetti di Carosello e che per La Linea arrangia il pezzo reso celebre pezzo Titina reso celebre dal Charlie Chaplin di Tempi moderni, ma che crea anche la colonna sonora degli episodi dopo la fine di Carosello. Ma il personaggio non sarebbe lo stesso senza l’inconfondibile voce di Carlo Bonomi. Fin dall’inizio Cavandoli aveva pensato di fare esprimere l’omino non attraverso un linguaggio articolato, ma con i suoi di un sassofono. Rimane incantato, però, quando si organizza un provino con Bonomi e lui tira fuori quella vocetta farfugliante da ragazzino che si divertiva a fare durante la sua infanzia milanese per divertire gli amici. Si tratta di un grammelot (derivato dal francese “grommeler”, cioè “borbottare”), un linguaggio scenico che mima i fonemi di una lingua reale senza però pronunciare parole di senso compiuto. A volte, prestando attenzione, è possibile riconoscere qualche parola in dialetto milanese nel borbottio indistinto del personaggio e addirittura qualche parolaccia… per la disperazione dell’ente supervisore della Rai che esigeva un’etica integerrima dai cartoni animati di Carosello.